Recensioni
Bruno Marzi
Fotoreporter , giornalista, scrittore e critico musicale.
Autore e inviato Rai. Collaboratore per 24 anni de "Il Gazzettino", oltre 6.000 articoli/servizi in carriera per una quindicina di testate differenti. Ricercatore iconografico per enciclopedie e dispense, De Agostini, Fabbri e Hobby & Work, pubblicazioni per Rizzoli, Stampa Alternativa, Giunti Editore e White Star. E' considerato il più grande fotografo live italiano a livello internazionale.
" Dodici artisti sul palco, una ricca "sezione fiati" - come si conviene al genere - producono un'onda sonora da una parte originale nell' interpretazione di "quella musica" così come suona sui dischi di Sam and Dave, Eddie Floyd, Wilson Pickett e Aretha Franklin, e dall'altra nelle elaborazioni e arrangiamenti del tastierista Luigi Peyla. Insomma: dove ritmo e "brass section" possono spingere al meglio il muro sonoro, è quella la direzione presa dalla band. D'altronde, l'idea, perfettamente messa in pratica, era quella di mettere insieme una formazione d' "attrazione" (come si diceva una volta) su una struttura ritmica e interpretativa che comunque consentisse il ballo e il divertimento. Chi li ha già visti, e sentiti, in azione è rimasto talmente coinvolto da non muovere letteralmente passo, ipnotizzato per un'ora e mezza di show. Perché è di nuovo il tempo della vera musica per veri musicisti.
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Guido MIchelone
Docente, giornalista scrittore e critico musicale.
Insegna Storia della Musica Afroamericana al Master in Comunicazione Musicale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Populare Music e Storia ed Estetica del Jazz presso il Consevatorio Vivaldi di Alessandria. Consulente per Bompiani, Arcana, Fabbri, .Paoline, Ellecidi, Castelvecchi, Marinotti.
Autore di numerosissime pubblicazioni per Mondadori, Feltrinelli e altre edizioni scrive per " Il Manifesto" e riviste di settore interviste, recensioni, saggi e studi dedicati al jazz.
" Prima dei computer e dei dj, prima della techno e della disco-music c'erano le orchestre nelle sale : voci, chitarre, fiati e ritmica a far ballare i giovani proponendo anche sonorità raffinate. Chiamatela soul, r'n'b o black music, resteranno per sempre buone, anzi ottime vibrazioni, come quelle che oggi ci propone la Dirty Old Soul. Ragazzi, non mollate mai, c'è un grande bisogno di musicisti come voi. God bless you. "
Domenico "Mimmo" Catricalà
Musicista, editore, giornalista.
Fonda nel 1974 TeleVercelli e nel 1975 Radio City TeleVercelli. Considerato il pioniere delle radio libere. Ha accompagnato i fermenti e i cambiamenti di costume degli anni '70 e '80. Critico esperto; organizzatore di concerti e innovatore coraggioso e disinteressato in ambito artistico-musicale.
" Ho ascoltato il gruppo Dirty Old Soul in una sola occasione. Credo fosse il vostro esordio. Ammetto di aver molto apprezzato la scelta del repertorio e la passione profusa nell'esecuzione. Il modo con cui avete coinvolto il pubblico, entusiasta, dimostra che la strada è quella giusta. I musicisti ci sono, persistere è d'obbligo. Bravi. "
Giò Alajmo
Giornalista, critico musicale, autore.
Dal 1975 al 2015 ha lavorato come cronista, critico musicale, inviato e per circa 30 anni vicecaposervizio cultura e spettacoli nel più diffuso quotidiano del Nordest, Il Gazzettino. Ideatore nel 1983 del premio della critica al festival di Sanremo, poi intitolato a Mia Martini, è iscritto alla Siae come autore e compositore di musica leggera e autore teatrale. Nel tempo libero cura un blog sul sito spettakolo.it intitolato "Giò on the rock" (clicca per accedere al blog)..
" Quando la musica cominciò a incuriosirmi davvero, ero un teenager, i primi album che comprai furono due dischi di Otis Redding e Booker T. & The MG's. Questo spiega perché quando qualcuno mi chiede il ricordo più forte di 40 anni di frequentazione del Festival di Sanremo rispondo "Le notti passate a chiacchierare di musica con Steve Cropper e Bill Wyman davanti a un bicchiere di bourbon". Quella musica aveva una carica emotiva, fisica, ritmica che non aveva paragoni e attorno alla quale è girato mezzo secolo di ciò che di meglio si è ascoltato. È proprio questa fisicità complessa, i fiati, gli organi, le chitarre, le voci, che pompano come matti inseguendosi su pochi accordi e tanta adrenalina, che manca nella musica di oggi, ed è sempre una sorpresa trovare che qualcuno torna su quei passi, getta via i computer e ricomincia a "pompare" dall'anima come si faceva un tempo. E questa banda di matti pompa eccome, rispolverando il buon vecchio sporco soul che i fratelli blues hanno nel sangue da sempre. Respect! "

